- Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Studi Storici, Graduate Studentadd
The conclusion of the judicial case of the massacre of P.za della Loggia in Brescia, May 28, 1974 clearly establishes the direct co-participation of State apparatus not only in the ideation but also in putting into practice the massacres... more
The conclusion of the judicial case of the massacre of P.za della Loggia in Brescia, May 28, 1974 clearly establishes the direct co-participation of State apparatus not only in the ideation but also in putting into practice the massacres that bloodied Italy in the '70s within what has gone down in history with the name of "strategia della tensione". The historical compromise ("compromesso storico") between DC and PCI of the mid-seventies represents the conclusion and establishes the beginning of the social and economic normalization that the massacre proposed as one of its main objectives.
Research Interests:
Applying a Marxist methodology, the Historians' Group has been able to combine the search for a popular revolutionary tradition (source of inspiration also for political militants) with the analysis and explanation of the historical... more
Applying a Marxist methodology, the Historians' Group has been able to combine the search for a popular revolutionary tradition (source of inspiration also for political militants) with the analysis and explanation of the historical phases that stimulated the birth and development of industrial capitalism in Britain, from an economic, social, and cultural point of view. At the same time, this group of historians combined the rigorous scientific method of Marxist political economy and historical and dialectical materialism (history as science) with a strong anti-mechanistic spirit, that led to study the " " human factor " (history as poetry) and to keep it always in great regard.
Research Interests:
By means of the thorough analysis of unpublished documents, newspapers articles, archive records, this article traces back the reasons that led to the dissolution of the non-parliamentary political movement Lotta Continua in the city of... more
By means of the thorough analysis of unpublished documents, newspapers articles, archive records, this article traces back the reasons that led to the dissolution of the non-parliamentary political movement Lotta Continua in the city of Turin. The process developed during the period of time starting from the movement Provincial Meeting (23 and 24 September 1976) until the eve of the widespread blowup of the so
called “Movimento del ’77”. Events such as the deep cracks in the structure of the organisation itself, the dramatic loss of political initiative, the harsh confrontation among the “social actors” inside Lotta Continua (blue collars, young activists, women and students), furthermore the discussion about the “mass” or armed political violence had an impressive role on speeding up the inner crisis of the revolutionary movement and on the exhaustion of its experience in Turin.
Key words: New Leftism, Feminism, working class, newspaper, violence, students.
called “Movimento del ’77”. Events such as the deep cracks in the structure of the organisation itself, the dramatic loss of political initiative, the harsh confrontation among the “social actors” inside Lotta Continua (blue collars, young activists, women and students), furthermore the discussion about the “mass” or armed political violence had an impressive role on speeding up the inner crisis of the revolutionary movement and on the exhaustion of its experience in Turin.
Key words: New Leftism, Feminism, working class, newspaper, violence, students.
Research Interests:
A presentation of the People's History Museum and the Working Class Movement Library, two of the major cultural institutions in Manchester and the sanctuaries of the working and democratic memory of England.
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After more than 35 years, Lanzardo's one is still actually the only research that has tried to throw a comprehensive and deep light on the Piazza Statuto riot in July 1962 in Turin.
Research Interests:
The relationship between studies and political activity in Gramsci's biography can not be separated. The purpose of this report is to treat one of the fundamental themes of the relationship between politics and culture in the development... more
The relationship between studies and political activity in Gramsci's biography can not be separated. The purpose of this report is to treat one of the fundamental themes of the relationship between politics and culture in the development of Sardinian scholar, the intellectuals and their role within the revolutionary process in Western Europe.
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Recensione del libro di Marica Tolomelli, "L'Italia dei movimenti"
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Premessa Nella stesura ho scelto di rimanere aderente allo svolgimento degli appunti simondoniani sull'argomento, anziché porre i tre autori in un'ordine rigorosamente cronologico. Inoltre, per ragioni di spazio e di tempo, non ho... more
Premessa
Nella stesura ho scelto di rimanere aderente allo svolgimento degli appunti simondoniani sull'argomento, anziché porre i tre autori in un'ordine rigorosamente cronologico. Inoltre, per ragioni di spazio e di tempo, non ho approfondito alcuni argomenti di cui Simondon non parla esplicitamente nei complementi, ma che invece affronta nell'introduzione, come la distinzione del suo concetto di trasduzione da quello di dialettica usato sia da Hegel, sia da Marx (passando per Kant), o di altri che ritengo potrebbero essere di grande interesse sulla questione, come lo "sdoppiamento" dell'uomo in cittadino e borghese teorizzato da Marx a causa della separazione/contraddizione fra Stato e società civile, o ancora le possibili sintonie fra il concetto simondoniano di sfasatura ed il principio - soprattutto in Engels - dei salti qualitativi prodotti dalle accumulazioni quantitative", o infine la centralità della scienza in funzione dell'uso della tecnica in Comte.
L'individuazione collettiva in Simondon e il pensiero critico dell'Ottocento
L'individuazione collettiva in Simondon ed il rapporto fra l'uomo e la società. La relazione come dimensione dell'individuazione attraverso la quale l'individuo diviene.
Il pensiero critico ottocentesco analizza il rapporto fra individuo e società, approcciando secondo l'ordine di simultaneità, poi di successione ed infine in base all'oggetto attraverso il quale l'individuo si esprime od al quale risulta connesso.
Karl Marx
L'uomo si costituisce e realizza attraverso i rapporti sociali con gli altri uomini, ed in particolare attraverso i rapporti di lavoro (e qui entra in gioco quello che Simondon chiama «rapporto con gli oggetti tecnici»). Per Marx è la società che produce l'uomo (ordine di simultaneità), anzi, la struttura economica è l'unica che ha storia e si sviluppa nel tempo attraverso i cambiamenti dei rapporti fra forze produttive e rapporti di produzione (ordine di successione).
Inoltre, i rapporti di produzioni sono per Marx sostanzialmente rapporti di proprietà sui mezzi di produzione, quindi l'affermazione e la costituzione della soggettività umana passa anche per i rapporti con gli oggetti tecnici.
Infine, attraverso l'elaborazione del concetto di classe, Marx cerca (secondo Simondon) di unificare le due realtà di fondo dove viene colto l'individuo (ossia la società e la storia).
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Per Hegel l'Infinito (o Idea, Spirito, Ragione) è l'unica realtà o sostanza delle cose: «ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale» (concezione sostanzialista basata sull'ordine di simultaneità). L'Infinito è l'individuo universale. In esso ogni momento si mostra secondo la propria forma concreta e la sua propria figurazione peculiare; l'individuo particolare, invece, è lo spirito incompiuto, una figura non concreta la cui intera esistenza è dominata da un'unica determinatezza e in cui le altre determinatezze sono presenti soltanto per tratti sfumati.
Attraverso l'ordine di successione invece Hegel, nella Fenomenologia dello Spirito, illustra il percorso attraverso il quale la coscienza umana giunge al succitato principio.
Questo approccio, che tende ad identificare lo sviluppo cronologico della realtà col divenire dell'Idea, è stato poi mantenuto in ogni campo (Filosofia dell'arte, Filosofia della religione, Storia della filosofia).
In particolare nella storia, lo Spirito si manifesta attraverso gli spiriti dei popoli che si succedono nell'avere una funzione di avanguardia e gli individui sono solamente mezzi o strumenti per l'affermazione del fine della storia, cioè la realizzazione della libertà dello spirito.
Auguste Comte
Il concetto fondamentale di Comte è quello dell'Umanità (o Grande Essere), inteso come «l'insieme degli esseri passati, futuri e presenti che concorrono liberamente a perfezionare l'ordine universale».
Le due branche della sociologia comtiana: la statica sociale, che studia la relazione necessaria fra le varie parti del sistema sociale (l'ordine) e la dinamica sociale, che si basa sullo sviluppo graduale e continuo dell'umanità (progresso). Il rapporto fra popolazione oggettiva (presente) e popolazione soggettiva (passata e futura).
Conclusioni
La storia e la società diventano – per Simondon - «due realtà fondamentali all'interno delle quali è possibile cogliere la realtà individuale».
Sentimenti come quello di nazionalità, di razza, di classe vengono visti come forze motrici della storia. La storia (che sia l'incessante divenire dell'Infinito o dell'Umanità, oppure frutto dello scontro fra le classi) diventa «una fede e una sorgente d'energia: l'individuo umano prende coscienza di sé stesso attraverso le scienze umane.
Nella stesura ho scelto di rimanere aderente allo svolgimento degli appunti simondoniani sull'argomento, anziché porre i tre autori in un'ordine rigorosamente cronologico. Inoltre, per ragioni di spazio e di tempo, non ho approfondito alcuni argomenti di cui Simondon non parla esplicitamente nei complementi, ma che invece affronta nell'introduzione, come la distinzione del suo concetto di trasduzione da quello di dialettica usato sia da Hegel, sia da Marx (passando per Kant), o di altri che ritengo potrebbero essere di grande interesse sulla questione, come lo "sdoppiamento" dell'uomo in cittadino e borghese teorizzato da Marx a causa della separazione/contraddizione fra Stato e società civile, o ancora le possibili sintonie fra il concetto simondoniano di sfasatura ed il principio - soprattutto in Engels - dei salti qualitativi prodotti dalle accumulazioni quantitative", o infine la centralità della scienza in funzione dell'uso della tecnica in Comte.
L'individuazione collettiva in Simondon e il pensiero critico dell'Ottocento
L'individuazione collettiva in Simondon ed il rapporto fra l'uomo e la società. La relazione come dimensione dell'individuazione attraverso la quale l'individuo diviene.
Il pensiero critico ottocentesco analizza il rapporto fra individuo e società, approcciando secondo l'ordine di simultaneità, poi di successione ed infine in base all'oggetto attraverso il quale l'individuo si esprime od al quale risulta connesso.
Karl Marx
L'uomo si costituisce e realizza attraverso i rapporti sociali con gli altri uomini, ed in particolare attraverso i rapporti di lavoro (e qui entra in gioco quello che Simondon chiama «rapporto con gli oggetti tecnici»). Per Marx è la società che produce l'uomo (ordine di simultaneità), anzi, la struttura economica è l'unica che ha storia e si sviluppa nel tempo attraverso i cambiamenti dei rapporti fra forze produttive e rapporti di produzione (ordine di successione).
Inoltre, i rapporti di produzioni sono per Marx sostanzialmente rapporti di proprietà sui mezzi di produzione, quindi l'affermazione e la costituzione della soggettività umana passa anche per i rapporti con gli oggetti tecnici.
Infine, attraverso l'elaborazione del concetto di classe, Marx cerca (secondo Simondon) di unificare le due realtà di fondo dove viene colto l'individuo (ossia la società e la storia).
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Per Hegel l'Infinito (o Idea, Spirito, Ragione) è l'unica realtà o sostanza delle cose: «ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale» (concezione sostanzialista basata sull'ordine di simultaneità). L'Infinito è l'individuo universale. In esso ogni momento si mostra secondo la propria forma concreta e la sua propria figurazione peculiare; l'individuo particolare, invece, è lo spirito incompiuto, una figura non concreta la cui intera esistenza è dominata da un'unica determinatezza e in cui le altre determinatezze sono presenti soltanto per tratti sfumati.
Attraverso l'ordine di successione invece Hegel, nella Fenomenologia dello Spirito, illustra il percorso attraverso il quale la coscienza umana giunge al succitato principio.
Questo approccio, che tende ad identificare lo sviluppo cronologico della realtà col divenire dell'Idea, è stato poi mantenuto in ogni campo (Filosofia dell'arte, Filosofia della religione, Storia della filosofia).
In particolare nella storia, lo Spirito si manifesta attraverso gli spiriti dei popoli che si succedono nell'avere una funzione di avanguardia e gli individui sono solamente mezzi o strumenti per l'affermazione del fine della storia, cioè la realizzazione della libertà dello spirito.
Auguste Comte
Il concetto fondamentale di Comte è quello dell'Umanità (o Grande Essere), inteso come «l'insieme degli esseri passati, futuri e presenti che concorrono liberamente a perfezionare l'ordine universale».
Le due branche della sociologia comtiana: la statica sociale, che studia la relazione necessaria fra le varie parti del sistema sociale (l'ordine) e la dinamica sociale, che si basa sullo sviluppo graduale e continuo dell'umanità (progresso). Il rapporto fra popolazione oggettiva (presente) e popolazione soggettiva (passata e futura).
Conclusioni
La storia e la società diventano – per Simondon - «due realtà fondamentali all'interno delle quali è possibile cogliere la realtà individuale».
Sentimenti come quello di nazionalità, di razza, di classe vengono visti come forze motrici della storia. La storia (che sia l'incessante divenire dell'Infinito o dell'Umanità, oppure frutto dello scontro fra le classi) diventa «una fede e una sorgente d'energia: l'individuo umano prende coscienza di sé stesso attraverso le scienze umane.
Research Interests:
La ricerca verte sulla dissoluzione dell'organizzazione politica extraparlamentare Lotta Continua e sulla contestuale esplosione del cosiddetto “Movimento del '77” nella città di Torino, nel periodo che prende inizio dal Congresso... more
La ricerca verte sulla dissoluzione dell'organizzazione politica extraparlamentare Lotta Continua e sulla contestuale esplosione del cosiddetto “Movimento del '77” nella città di Torino, nel periodo che prende inizio dal Congresso provinciale dell'organizzazione (23 e 24 settembre 1976) fino al rogo dell'Angelo Azzurro (con la morte di Roberto Crescenzo, 1° ottobre 1977) e all'omicidio di Carlo Casalegno (29 novembre 1977).
Essa prende quindi le mosse dalle reazioni dei militanti di LC all'indomani della débacle del cartello elettorale Democrazia Proletaria alle elezioni politiche del 20/06/1976 e ricostruisce sia lo sfaldamento della struttura organizzativa torinese (confrontando i dati relativi alle “sezioni” e ai bilanci nei mesi precedenti e in quelli successivi alla sconfitta elettorale) sia la drastica contrazione della sua iniziativa politica; illustra i contributi dei militanti torinesi al dibattito sul futuro del giornale “Lotta Continua” ed alla sua evoluzione; dà conto non solo del dibattito e degli scontri interni fra le varie componenti sociali di Lotta Continua (gli operai, i giovani dei circoli, le donne e gli studenti), ma anche delle esperienze portate avanti da queste successivamente alla disintegrazione del gruppo, all'interno del magmatico “Movimento del '77” torinese: dai Circoli del proletariato giovanile (con una mappatura della loro presenza nella città ed in prima cintura) ai Collettivi femministi, dall'occupazione di Palazzo Nuovo e delle scuole ai tentativi di rinnovare forme di organizzazione autonoma nelle fabbriche; affronta il confronto/scontro del Movimento col PCI (emblematici sono i fatti di Palazzo Nuovo del 3 marzo 1977); ed infine analizza il peso che la “questione” della violenza, sia di “massa” (l'antifascismo “militante”, le lotte sociali) sia armata (viene analizzato il cammino che porta alla nascita ed allo sviluppo prima dell'area politica Senza Tregua e poi dell'organizzazione armata Prima Linea nel capoluogo piemontese), ha avuto sull'evoluzione e soprattutto sulla sconfitta del Movimento a Torino.
Il contesto è ovviamente di tipo nazionale ed è caratterizzato dalla profonda crisi economica e dai provvedimenti presi dal governo Andreotti per farvi fronte, così come dalla politica dei “sacrifici” inaugurata dal sindacato e, soprattutto, da quella del “compromesso storico” portata a compimento dal PCI; il riferimento è anche allo sfaldamento nazionale dei cosiddetti “gruppi” della sinistra extraparlamentare e rivoluzionaria, figli del '68, fra cui ovviamente l'implosione di Lotta Continua durante il Congresso Nazionale di Rimini (31 ottobre – 4 novembre 1976). Il vuoto politico all'estrema sinistra e la rottura della comunicazione fra PCI e movimenti (storica fu la definizione, che fu data allora da Asor Rosa, delle “due società”), ha stretto il Movimento del '77 fra l'incudine della chiusura e della repressione istituzionale da una parte, ed il martello di un terrorismo in ascesa dall'altra.
Questa ricerca vuole quindi contribuire a gettare maggiore luce su quel breve periodo della storia repubblicana che vide emergere un movimento sociale rappresentativo (per composizione sociale, generazionale e di genere) di una rottura degli equilibri e degli schemi politici figli del “boom” economico e dell'operaio-massa. Un argomento che solo recentemente ha cominciato ad attirare l'interesse degli addetti ai lavori ed il cui studio, invece, potrebbe avere effetti benefici non solo in termini di comprensione storica di quel periodo, ma anche di valutazione su implicazioni e conseguenze che potrebbero essersi riverberate fino ai giorni nostri.
Il tentativo è anche quello di rispondere ad alcune domande: il 1977 fu veramente l'inizio del periodo di eclissi della sinistra (come sostengono alcuni importanti storici come De Luna e Revelli), oppure il momento in cui dei movimenti variegati socialmente e culturalmente provarono a conciliare la lotta per i diritti collettivi con quella per i diritti individuali? Il Movimento del '77 fu l'espressione dell'“antipolitica” o di una diversa politica? Fu sconfitto dall'emarginazione attuata dal PCI, dalla chiusura della “politica ufficiale”, dalla repressione poliziesca, oppure dalla sua deriva violenta, dalla sua carica utopistica, dal suo rifiuto di modelli organizzativi tanto istituzionali (il PCI), quanto extraparlamentari (Lotta Continua, Potere Operaio, Avanguardia Operaia, ecc.)? O ancora da una combinazione di tutti questi fattori?
Inoltre, studiare e narrare la crisi dei “gruppi” ed il “Movimento del '77”, cercando di andare nel profondo dei tessuti territoriali e sociali in cui si è diffuso, potrebbe aiutare ad uscire sia da interpretazioni autoreferenziali, sia demonizzanti (entrambe, specularmente, spesso finalizzate a piegare i fatti della storia a necessità politiche più o meno contingenti), e a gettare una luce nuova e maggiore su un periodo cruciale della storia italiana.
Infine, le fonti: per eseguire questa ricerca mi sono avvalso non solo della (purtroppo limitata) storiografia disponibile, ma anche di documenti dell'epoca (i numeri del quotidiano “Lotta Continua” e molto materiale ciclostilato inedito), articoli di giornali (soprattutto La Stampa e Stampa Sera), testimonianze orali raccolte, carte di polizia consultate presso l'Archivio di Stato.
Essa prende quindi le mosse dalle reazioni dei militanti di LC all'indomani della débacle del cartello elettorale Democrazia Proletaria alle elezioni politiche del 20/06/1976 e ricostruisce sia lo sfaldamento della struttura organizzativa torinese (confrontando i dati relativi alle “sezioni” e ai bilanci nei mesi precedenti e in quelli successivi alla sconfitta elettorale) sia la drastica contrazione della sua iniziativa politica; illustra i contributi dei militanti torinesi al dibattito sul futuro del giornale “Lotta Continua” ed alla sua evoluzione; dà conto non solo del dibattito e degli scontri interni fra le varie componenti sociali di Lotta Continua (gli operai, i giovani dei circoli, le donne e gli studenti), ma anche delle esperienze portate avanti da queste successivamente alla disintegrazione del gruppo, all'interno del magmatico “Movimento del '77” torinese: dai Circoli del proletariato giovanile (con una mappatura della loro presenza nella città ed in prima cintura) ai Collettivi femministi, dall'occupazione di Palazzo Nuovo e delle scuole ai tentativi di rinnovare forme di organizzazione autonoma nelle fabbriche; affronta il confronto/scontro del Movimento col PCI (emblematici sono i fatti di Palazzo Nuovo del 3 marzo 1977); ed infine analizza il peso che la “questione” della violenza, sia di “massa” (l'antifascismo “militante”, le lotte sociali) sia armata (viene analizzato il cammino che porta alla nascita ed allo sviluppo prima dell'area politica Senza Tregua e poi dell'organizzazione armata Prima Linea nel capoluogo piemontese), ha avuto sull'evoluzione e soprattutto sulla sconfitta del Movimento a Torino.
Il contesto è ovviamente di tipo nazionale ed è caratterizzato dalla profonda crisi economica e dai provvedimenti presi dal governo Andreotti per farvi fronte, così come dalla politica dei “sacrifici” inaugurata dal sindacato e, soprattutto, da quella del “compromesso storico” portata a compimento dal PCI; il riferimento è anche allo sfaldamento nazionale dei cosiddetti “gruppi” della sinistra extraparlamentare e rivoluzionaria, figli del '68, fra cui ovviamente l'implosione di Lotta Continua durante il Congresso Nazionale di Rimini (31 ottobre – 4 novembre 1976). Il vuoto politico all'estrema sinistra e la rottura della comunicazione fra PCI e movimenti (storica fu la definizione, che fu data allora da Asor Rosa, delle “due società”), ha stretto il Movimento del '77 fra l'incudine della chiusura e della repressione istituzionale da una parte, ed il martello di un terrorismo in ascesa dall'altra.
Questa ricerca vuole quindi contribuire a gettare maggiore luce su quel breve periodo della storia repubblicana che vide emergere un movimento sociale rappresentativo (per composizione sociale, generazionale e di genere) di una rottura degli equilibri e degli schemi politici figli del “boom” economico e dell'operaio-massa. Un argomento che solo recentemente ha cominciato ad attirare l'interesse degli addetti ai lavori ed il cui studio, invece, potrebbe avere effetti benefici non solo in termini di comprensione storica di quel periodo, ma anche di valutazione su implicazioni e conseguenze che potrebbero essersi riverberate fino ai giorni nostri.
Il tentativo è anche quello di rispondere ad alcune domande: il 1977 fu veramente l'inizio del periodo di eclissi della sinistra (come sostengono alcuni importanti storici come De Luna e Revelli), oppure il momento in cui dei movimenti variegati socialmente e culturalmente provarono a conciliare la lotta per i diritti collettivi con quella per i diritti individuali? Il Movimento del '77 fu l'espressione dell'“antipolitica” o di una diversa politica? Fu sconfitto dall'emarginazione attuata dal PCI, dalla chiusura della “politica ufficiale”, dalla repressione poliziesca, oppure dalla sua deriva violenta, dalla sua carica utopistica, dal suo rifiuto di modelli organizzativi tanto istituzionali (il PCI), quanto extraparlamentari (Lotta Continua, Potere Operaio, Avanguardia Operaia, ecc.)? O ancora da una combinazione di tutti questi fattori?
Inoltre, studiare e narrare la crisi dei “gruppi” ed il “Movimento del '77”, cercando di andare nel profondo dei tessuti territoriali e sociali in cui si è diffuso, potrebbe aiutare ad uscire sia da interpretazioni autoreferenziali, sia demonizzanti (entrambe, specularmente, spesso finalizzate a piegare i fatti della storia a necessità politiche più o meno contingenti), e a gettare una luce nuova e maggiore su un periodo cruciale della storia italiana.
Infine, le fonti: per eseguire questa ricerca mi sono avvalso non solo della (purtroppo limitata) storiografia disponibile, ma anche di documenti dell'epoca (i numeri del quotidiano “Lotta Continua” e molto materiale ciclostilato inedito), articoli di giornali (soprattutto La Stampa e Stampa Sera), testimonianze orali raccolte, carte di polizia consultate presso l'Archivio di Stato.
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Ci si sta avvicinando al quarantennale di quel fenomeno di nuova contestazione sociale meglio noto come il Movimento del ’77, ed è presumibile che diverse saranno le iniziative culturali, editoriali e politiche dedicate a questo... more
Ci si sta avvicinando al quarantennale di quel fenomeno di nuova contestazione sociale meglio noto come il Movimento del ’77, ed è presumibile che diverse saranno le iniziative culturali, editoriali e politiche dedicate a questo appuntamento, anche se verosimilmente di tono e quantità minore rispetto a quelle che si celebrarono per un altro famoso quarantennale: quello del '68. Ciò fondamentalmente perché, mentre per quest'ultimo si è tutto sommato riusciti a fornire un quadro chiaro e tendenzialmente omogeneo, per ciò che concerne il '77 il dibattito storiografico si trova ancora alle prese con un immagine spezzettata e sfocata, dove le diverse anime e le diverse manifestazioni di questo movimento si sovrappongono, si confondono, si scontrano e dove è spesso difficile trovare il bandolo della matassa. Questo “terreno ingombro di memoria”, come lo ha definito Monica Galfrè, viene difficilmente approfondito ed affrontato nel tentativo di chiarirne al tempo stesso l'eterogeneità e la contraddittorietà interna, ma anche le linee principali che hanno caratterizzato la sua auto-rappresentazione e la sua comunicazione. Lungi dall'essere un tema di studio che necessita il necessario distacco e rigore scientifico, il '77 in Italia è ancora oggi prigioniero della propaganda politica da una parte e di una visione spesso reducistica ed autoreferenziale dall'altra.
Lawrence Hamilton, laureatosi presso la Cambridge University, è Docente Ricercatore in Teoria Politica all'Università di Johannesburg e Professore Associato in Teoria Politica presso il Dipartimento di Studi Politici e Internazionali a... more
Lawrence Hamilton, laureatosi presso la Cambridge University, è Docente Ricercatore in Teoria Politica all'Università di Johannesburg e Professore Associato in Teoria Politica presso il Dipartimento di Studi Politici e Internazionali a Cambridge. Alla fine del 2011 è stato eletto membro dell'Accademia Sudafricana delle Scienze. È autore, fra l'altro di The Political Philosophy of Needs (Cambridge University Press 2003) e Are South Africans Free? (Bloomsbury 2014).
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For nearly twenty years now, the Italian magistrate, on the input of local and national governments, is experimenting with repressive methodologies aimed at bringing the dissent and social insubordination experiences to emergencies, to be... more
For nearly twenty years now, the Italian magistrate, on the input of local and national governments, is experimenting with repressive methodologies aimed at bringing the dissent and social insubordination experiences to emergencies, to be governed by restrictive or sanctioned measures. The theme of the emergency marked the action of a large number of Italian prosecutors (except for some voices outside the choir) over the last 40 years. With a brief comparison of the anti-terrorist measures between the Seventies and the Eighties and the current situation, one wishes to emphasize, on the one hand, the perpetual nature of the emergency legislation in Italy, with all that comes from the suspension of rights (collective and individual); on the other, we want to focus on the use of the criminal code as a tool to manage not only social conflicts, but also critical thinking and free research, in the name of the technocratic principle of governability of the centers of economic and political power .
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This work examines the activity carried out by Eric Hobsbawm as economic, social and political historian of the British and European working-class movement. In his activity as a militant scholar, Hobsbawm has dealt with the entire period... more
This work examines the activity carried out by Eric Hobsbawm as economic, social and political historian of the British and European working-class movement. In his activity as a militant scholar, Hobsbawm has dealt with the entire period of gestation, birth, development and ascendancy, and ultimately the crisis of the workers' movement mainly (but not only) in European industrialized countries. The purpose of this thesis is therefore to go through the main stages of this study path, and thus to fix the elements and themes that Hobsbawm considers central (economically, socially, politically and culturally) in the history of the industrial proletariat.